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Dio va in vacanza?

Quando ci siamo salutati l'ultima volta, nell'incontro conclusivo con la catechista e i bambini che hanno ricevuto quest'anno la prima Comunione, una delle frasi con cui la catechista ha fatto le sue raccomandazioni ai bambini è stata: "Cari bambini ricordatevi che Dio non va in vacanza". Né io né lei ci aspettavamo la reazione di uno di loro, un po' spiritosa, ma che mi ha fatto pensare a come i bambini ragionano con una loro logica. Ed ecco la risposta "Ma io per fortuna in vacanza ci vado!".

 

Sì, hai ragione tu ho pensato, in vacanza finalmente! con la gioia di poter vivere un tempo prolungato tutto a nostra disposizione, di stare in famiglia, stare con gli amici, giocare, dedicarci alle cose che riteniamo più belle e speriamo anche utili. Ma continuando in questo elenco di cose che potenzialmente possiamo fare (e che però non è detto che facciamo), il fatto che ritengo problematico è che nella mente di questo bambino Dio non rientra in nessuna di esse, cioè non è per niente bello, utile, rilassante, sereno, piacevole stare con Dio.

 

Colpa del fatto che le esperienze di Dio fino adesso sono state di segno opposto? Ce lo dobbiamo domandare tutti. Domandiamoci che esperienza di Dio hanno fatto i nostri bambini e ragazzi. Sono sicuro che al di là della fatica di andare a catechismo e per pochi di loro andare anche a Messa ci sono stati però molti momenti, anzi direi pure la maggior parte sono stati vissuti con leggerezza, nel senso di gioia di incontrarsi, imparare, fare domande, fare esperienze. Ma penso anche che anch'essi abbiano bisogno di comprendere che l'esperienza di Dio non è legata al tempo della scuola o al tempo in cui dobbiamo “produrre” qualcosa. Anzi, è legato proprio alla loro vita là dove non ci sono le cose che “devi” fare ma le cose che “ti piace” fare, e sicuramente il tempo delle vacanze è un tempo utile proprio per queste cose. Ecco allora che stare insieme in famiglia vuol dire anche pregare insieme in famiglia, stare con gli amici vuol dire anche fare esperienze di gruppo che riguardano l'incontro con Dio. Troppo difficile? Direi di no. Se la cosa viene proposta con naturalezza da parte degli adulti può essere accolta con altrettanta facilità dai piccoli e dai ragazzi. Così, mettersi a tavola facendo un segno di Croce, ringraziando Dio con un Padre nostro, cercando di ricordare il Vangelo ascoltato alla Messa, non dovrebbe essere una cosa dell'altro mondo ma la cosa più naturale di una famiglia cristiana. Organizzare una uscita facendo tappa a una chiesa o a un santuario non dovrebbe essere una cosa che sa di costrizione ma invece di scoperta di un territorio segnato da testimonianze di Fede. Naturalmente andare alla Messa in vacanza richiede un po' di impegno, quello di cercare il luogo e l'orario più confacente, quello di essere poi fedeli nella presenza, accettando di entrare in contatto con le persone residenti o turisti che lì si trovano, disposti a fare amicizia con cristiani che vengono da altri luoghi e che vivono la Fede magari in modo diverso dal nostro ma lo stesso interessante. Ma questo è un compito che si devono assumere gli adulti, non i ragazzi.

 

Anche le famiglie dei bambini che faranno la Comunione nel prossimo autunno (siamo un po' indietro sempre per la faccenda del covid) hanno ricevuto dal parroco un piccolo libretto per essere aiutati a vivere la preghiera prima di mettersi a tavola la domenica, facendo il piccolo sforzo di ricordarsi che cosa ha detto Gesù nel Vangelo di quel giorno. È un piccolo segno che noi possiamo offrire ai piccoli che Dio è presente nella nostra famiglia e se va in vacanza viene con noi!

 

don Claudio

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